Diciamocelo chiaramente, volenti o nolenti, adesso o fra qualche anno, ci troveremo sempre più costretti all’uso di sistemi di cloud computing. I sistemi cloud hanno notevoli vantaggi, primo fra i tanti quello di avere a disposizione ovunque lo stesso set di applicazioni, pronte e configurate, e i propri documenti.
Per chi viaggia molto o fa spesso uso di portatili queste caratteristiche sono la manna.
Ma il cloud porta con se anche oscuri presagi: per prima cosa ha il difetto di centralizzare in pochi server le informazioni e i dati di migliaia o milioni di utenti ma soprattutto quella di non garantire alcune libertà riguardo ai software.
Il problema delle web application è proprio questo. Sono quasi totalmente proprietarie e, anche se esistessero web application a codice aperto, non potrei modificarle a mio piacimento perché queste applicazioni girano solamente sul server remoto!
Allora ho cercato di vedere se può esistere qualcosa che mantenga i vantaggi del cloud ma ne minimizzi i rischi legati alle libertà fondamentali. Una sorta di plasma computing in cui la struttura di rete è talmente rarefatta in cui ognuno gestisce se stesso e nel contempo tutto è collegato a tutto. Dopotutto ormai qualunque PC di media potenza può gestire un piccolo server domestico.
Mi è venuto in mente di sfruttare (lato server) cose come SSH e il suo protocollo per X (che permette di aprire programmi remoti come se girassero in locale) aggiungendo loro la possibilità di formare cluster (ovvero la possibilità di “fondere” all’occorrenza due o più server facendone sembrare uno e quindi condividere dati e applicazioni).
Vabbè, probabilmente sono solo fandonie, ma il senso è chiaro. Il Cloud rischia di distruggere la mia idea di Open Source relegandola solamente agli strati più bassi di un sistema operativo (vedi Chrome OS) e se la cosa rischia di avere troppo successo la comunità Open deve essere pronta a reagire.



November 21st, 2009
THeK3nger
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