In questa nuova rivoluzione Web chiamata per brevità HTML5, uno dei protagonisti è senza alcun dubbio il riesumato JavaScript. Tornato dalla tomba in cui sembrava essere stato sepolto per riportare nuova luce e dinamicità ai contenuti Web.

JavaScript, in quanto computazione client-side ha anche lo spiacevole effetto di condizionare le prestazioni di un sito e di scaricare il gravoso costo della sua esecuzione sui browser. Questa è la casus belli della JavaScript War che imperversa nei centri di sviluppo dei vari browser da qualche anno.

Iniziamo quindi ad analizzare la battaglia dei contendenti più accreditati: Firefox e Chrome.

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Lo sviluppo di Lua procede lento ma costante. Ieri è stata infatti rilasciata la Beta di Lua 5.2. La nuova versione del linguaggio introduce, come è solito, grandi cambiamenti e una manciata di incompatibilità con le precedenti versioni. Vediamone alcune (la lista completa la trovate qui)

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Questo blog è un blog tecnico. Solitamente non mi interesso di news nemmeno quando sono informatiche per non andarmi ad aggiungere al coro di blogger che propongono notizie tutte uguali, se non ho niente di utile da dire tanto vale tacere. Questa volta però mi sento in dovere di parlare, di dire qualcosa e fare rumore per quanto sia possibile.

Il 6 luglio sarà l’armageddon della rete come la conosciamo ora: ovvero libera e indipendente dai governi delle varie nazioni.

Ma in cosa consite?

La minaccia è la mostruosa delibera dell’Agcom 668/2010 che dona il potere alla stessa autorità di rimuovere indistintamente qualsiasi contenuto sia sospettato di aver violato il diritto d’autore dopo un osservazione di 48 ore.

Io non sono un giurista e quindi sarò impreciso negli aspetti tecnici della faccenda ma il punto è chiaro: con il piede di porco della violazione del diritto d’autore si crea un aberrazione giuridica che permetterà a chiunque di oscurare siti poco graditi: basterebbe una foto, un brano messo come sottofondo in un video, uno spezzone televisivo, a far chiudere un sito.

Per maggiori informazioni vi rimando a questo sito.

Diffondete la notizia e, per l’amor degli dei, incazzatevi.

 

Da qualche tempo girovagando per i forum di varie distribuzioni mi accorgo che serpeggia un’idea distorta di comunità open source. Mi capita di vedere sempre più spesso frasi come “gli sviluppatori di XYZ non ascoltano la comunità”, “alla ditribuzione PQR non contribuisce comunità”, “la distribuzione PIPPOS non mi fa sentire libero percé il suo sfondo di default è viola invece che blu” e altre frasi simili.

Quello che traspare da queste frase è un idea di comunità open come magico mondo fatato in cui tutti i suoi membri vivono e cooperano in armonia e in cui magicamente tutti i gusti, le necessità e le abitudini convergono in un unica e bellissima visione del mondo.

In realtà il modello Open non è questa visione utopica del mondo ma un semplice modello di sviluppo software. Un modello software che amo, che condivido e a cui collaboro ma in cui non bisogna confondere la libertà con il diritto di intervenire in ogni decisione di un progetto.

Ogni progetto Open che si rispetti ha un leader o un gruppo che comanda e decide. Questo meccanismo può essere più o meno democratico (come in Debian in cui esiste una sudata possibilità di diventare leader) ma non influisce sull’apertura del progetto. Ogni progetto che funziona ha bisogno di poche persone che decidono. La comunità è “suddita” di queste scelte. L’approccio open però offre rispetto al corrispettivo closed un incredibile libertà: il fork.

È il tanto criticato fork del paradigma Open che garantisce la vera libertà della comunità open e non qualcosa che deve essere fornito dai singoli progetti.

Ad esempio non posso continuare a sentire che Ubuntu è una distribuzione meno libera o meno comunitaria di altre distribuzioni quando poi esistono decine di derivate (di cui Mint e Elementary sono solo le più conosciute). Poi possiamo discutere di altri aspetti e comportamenti più o meno eleganti ma non si può dire che Ubuntu non rientri a pieno diritto nella comunità open source.

Un altro esempio è dato da OpenOffice forkato in LibreOffice, MySQL con i suoi multi-fork (es MariaDb), ecc…

Insomma, la libertà nella comunità open sta tutta nella libertà di scegliere, la libertà di creare alternative la libertà di usare ciò che voglio. Non commettiamo l’errore più grave che possiamo fare: confondere la nostra libertà con la necessità di imporre le nostre scelte agli altri.

 

Intanto che rifinisco l’ltimo articolo di Lua o mi viene in mente qualcosa di intelligente da dire, vi presento i venti linguaggi più quotati nel mese di giugno 2011 così come rilevati da TIOBE.

1 – Java

Conoscete già tutti Java, uno dei linguaggi più fastidiosi della storia (almeno secondo i miei canoni xD) che però detiene la prima posizione per due motivi: l’uso aziendale intensivo e il fatto di essere il linguaggio di programmazione nativo per Android.

2/3 – C/C++

Aggrego queste due posizioni in una a causa della strettissima correlazione fra i due linguaggi. Il fatto che siano nelle parti alte della classifica non sorprende.

4 – C#

Il clone (migliorato) di Java targato Microsoft è competitivo. Non avevo dubbi, molte aziende utilizzano il framework .net per le loro applicazioni.

5 – PHP

PHP è il linguaggio di scripting più usato del Web. Dopo anni ancora nessun linguaggio riesce a competere in modo significativo con questo mostro sacro dei linguaggi (anche se, la sintassi del PHP sembra fatta apposta per rendere il codice illeggibile).

6 – (Visual) Basic

Qui c’è la prima sorpresa. Il Visual Basic, per chi bazzica la rete, è praticamente un linguaggio morto e solo un pazzo consiglierebbe a qualcuno di mettersi a studiare il Basic. Tuttavia è bene ricordare che VB era usato massicciamente per uso aziendale circa dieci anni fa e che il mondo aziendale è dannatamente lento. Ed è anche comprensibile: quale azienda spenderebbe tempo e denaro per riconvertire migliaia di linee di codice che in VB funzionano perfettamente ai loro scopi?

7 – Objective-C

Questo stupendo spin-off del C/C++ è il linguaggio di programmazione usato per iPhone e iPad, motivo per cui mi verrebbe la voglia di comprarmi un suddetto dispositivo e programmarci su. L’Objective-C è un estensione ad oggetti del C, come il C++, ma da un punto di vista sintattico rispetto a quest’ultimo sembra più organico e versatile. L’uso nei dispositivi di casa Apple è sicuramente la causa principale del suo successo.

8 – Python

Onestamente il Python me lo immaginavo più alto. Il linguaggio di scripting più famoso e chiacchierato del decennio si ferma a 8 perdendo una posizione rispetto ad un anno fa.

9 – Perl

Perl è un linguaggio che ha perso un po’ di fama e notorietà negli ultimi anni spodestato da linguaggi più complessi e completi come Python. Tuttavia, a livello di script di sistema, ci sono ancora tonnellate di script che utilizzano Perl. Dopotutto la sua integrazione nativa con le espressioni regolari lo rendono adattissimo allo scopo.

10 – Lua

Scalando ben 10 posizioni in un anno Lua arriva dalla ventesima alla decima posizione! Se non conoscete l’esistenza di Lua dopo gli articoli che ho fatto vi picchio! :D Questa è la novità più rilevante del rapporto tant’è che TIOBE gli dedica un approfondimento. Il motivo? Semplice, un anno fa Apple ha deciso di permettere l’esecuzione di Lua su iOS.

11 – JavaScript

Incremento per JavaScript. Il motivo a mio parere può essere solo uno: HTML5. Con i nuovi browser e le meraviglie che si possono fare con HTML5 e JavaScript quest’ultimo ha beneficiato di un notevole interesse da parte della comunità. Ricordo ancora quando il JavaScript veniva dato per morto a causa di Flash e altre tecnologie emergenti ora superate.

12 – Ruby

Ruby è un linguaggio di scripting strano: o lo si ama, o lo si ignora. Questo perché non offre molto più di un Python qualunque ma allo stesso tempo ha una sintassi molto piacevole. Un motivo per cui si mantiene attorno alla dodicesima posizione è la presenza del framework web RubyOnRails.

13 – Delphi/OjectPascal

Lo usavo a undici anni. Poi, ovviamente, è quasi scomparso dalla programmazione mainstream. Comunque, nonostante abbia perso ben 4 posizioni ancora rimane nella top 20. Il motivo per la sua permanenza è comunque storico e legato all’uso aziendale.

14 – Lisp

Questo meraviglioso linguaggio funzionale di “nicchia” è in posizione 14. Ho fatto qualche guida al suo dialetto Scheme che potete trovare nell’archivio di Slashcode.

15 – Pascal

È stupendo notare che un dinosauro dell’informatica come il Pascal sia ancora nella top 20. Il Pascal ha smesso di essere usato come linguaggio didattico già da anni eppure, a quanto pare, l’impatto che ha avuto negli anni 90 è stato talmente elevato che può vivere ancora di rendita.

16 – Assembly

Con Assembly TIOBE aggrega tutti i vari linguaggi macchina. L’uso di tali linguaggi è fondamentale per la programmazione di OS, Driver e altri moduli di bassissimo livello.

17 – Transact-SQL

Transact balza di 4 posizioni ed entra nella top-20. Questo linguaggio è un estensione proprietaria targata Microsoft del classico linguaggio SQL. Tuttavia, a differenza di SQL è Turing completo e quindi può essere considerato linguaggio di programmazione.

18 – RPG (OS/400)

Sale di ben 7 posizioni RPG. RPG è un linguaggio ad alto livello della IBM dalla sintassi scoppiacervello (tenete conto che è un evoluzione di un linguaggio pensato per schede perforate). Onestamente potete ignorarlo e vivrete comunque felici.

19 – Ada

Noto con piacere che un linguaggio dal nome così evocativo sia tornato nella top-20. Ada infatti prende il nome da Ada Lovelace la prima programmatrice del genere umano (ebbene si, era una donna). Ada si ispira molto alla sintassi del Pascal.

20 – Scheme

Dialetto del Lisp. Per cui valgono le stesse considerazioni del suo papà.

 

È da qualche giorno che ho fra le mani il nuovo portatile. L’ho acquistato per sopperire alle carenze del netbook nei casi in cui mi trovavo a dover scrivere lunghi testi o a programmare intensamente lontano da casa. Sono applicazioni per cui il netbook non è adatto, almeno per me.

Il suddetto portatile è un Acer Extensa 5635Z, dotato di un dual core di fascia bassa (ha alcune funzionalità di risparmio energetico disattivate), 2Gb di ram e un paio di cento Gb di hard disk. Perfettamente adatto ad essere un supporto “lavorativo” esterno in grado di sostituire il desktop in situazioni di necessità. Il sistema di default era Linpus, una distribuzione poco interessante ma almeno mi ha evitato di pagare la tassa Microsoft sui portatili e perdere tempo in rimborsi. La domanda spontanea è: perché le distribuzioni preinstallate sono sempre distribuzioni pessime e/o poco conosciute? È una situazione di cui parleremo in un altra sede.

La prima cosa che ho fatto è testare alcune distribuzioni fra cui la nuova Ubuntu 10.10. Il sistema funziona perfettamente senza alcuna modifica (ad esclusione della spia sul bottone del wi-fi che nonostante ciò funziona perfettamente). La magagna è arrivata però a sorpesa: c’è un bug nella versione 2.6.35 del kernel che affligge proprio il chipset video del portatile in questione. Un tempismo certamente sfortunato.

L’errore in questione genere un errore del tipo  [drm:init_ring_common] a pochi secondi dall’avvio. Quest’errore crea alcune difficoltà al sistema grafico che quindi risulta inusabile a tratti: il mouse si congela e va estremamente a scatti per 5-6 secondi in modo casuale ma tuttavia abbastanza frequente da rendere la cosa irritante.

Ho segnalato il bug e per il momento ho rattoppato il problema installando una versione precedente del kernel. Nonè una soluzione definitiva ma mi permette di utilizzare il pc senza prenderlo a pugni.

Ad esclusione di questo problema particolarmente sfortunato tutto funziona a meraviglia. Se volete un portatile a poco prezzo (circa 350€) e volete far funzionare linux senza troppi sbattimenti questo Acer Extensa 5635Z potrebbe essere la scelta che fa per voi.

 

Non era mia intenzione dare questa notizia ma ho visto che è passata quasi inosservata ed è quindi giusto darla.  Anche perché a me è preso un colpo quando durante l’ultimo dist-upgrade ho letto “sidux is dead”.

SIDUX DIVENTA APTOSID. Il team è lo stesso e, al momento anche il logo. Il motivo del cambiamento non mi è ancora ben chiaro ma l’importante è che, in qualunque modo si chiami, alla fine resti sempre la mia distro preferita di sempre.

Ecco spiegato anche perché era da parecchio tempo che non c’erano aggiornamenti importanti dal repo di sidux.

 

L’attesa per KDE 4.5 si fa sempre più spasmodica. A mio avviso siamo ad un giro di boa nella storia della release più infamata del panorama open-source. KDE, come sapete, ha la nomea di essere instabile eppure posso assicurarvi che non l’ho mai vista crashare su distro serie (Sidux), certo che se valutate KDE su Kubuntu allora ve la cercate. :D

Tornando alla nuova release le novità non sono molte, tuttavia molte delle features precedenti vengono rafforzate, stabilizzate e migliorate dal punto di vista dell’usabilità. È il caso del System Setting, il “pannello di controllo” di KDE, che perde le tab in modo da avere tutti i comandi in un unica schermata, senza però perdere in chiarezza. Anche il gestore attività è notevolmente cambiato, molto più pratico ed usabile. Oppure le nuove notifiche, molto più ordinate e meno invasive.

Ma quella che a mio avviso è il vero progresso, la punta di diamante del nuovo KDE 4.5 è l’integrazione, ormai quasi completa, fra le varie applicazioni Nepomuk e Akonadi.

Akonadi è un server che si occupa di gestire le informazioni dei programmi PIM (email, appuntamenti, contatti, ecc) in modo centralizzato e veloce. Questo significa che tutte le applicazioni come KMail, KOrganizer e via discorrendo, possiedono un unica infrastruttura dati accessibile da qualunque altro programma. Proprio questo permette a Nepomuk, il servizio di indicizzazione di KDE, di indicizzare oltre ai file anche email, appuntamenti, allegati, contatti, e molto altro anche grazie all’uso di tag. Queste ricerche possono essere fatte sfruttando Krunner come se si stesse lanciando una qualunque applicazione.

È il primo grande esempio di desktop semantico. La possibilità di accedere con un paio di comando a qualunque risorsa all’interno del pc è divenuta quasi realtà.

Un altra grande novità, a mio avviso, è il netto miglioramento della suite KOffice che, anche grazie ai pesanti investimenti di Nokia, è ormai una suite moderna, funzionale e dall’interfaccia utente molto ingegnosa. Molti passi in avanti devono essere fatti ma la versione 2.2 può cominciare senza dubbio ad essere un sostituto di OpenOffice, almeno per chi non ha grosse pretese.

KDE 4.5 può quindi essere l’ottimo punto di partenza per chi vuole provare KDE sfidando le malelingue che vogliono (ingiustamente) KDE instabile e macchinoso. Tutto questo in attesa di vedere la riscrittura di KWin con le nuove OpenGL che ci attende nella 4.6 e 4.7. È qualcosa che vi consiglio di tenere d’occhio. ;)

KDE 4.5 sarà disponibile nella prossima release di Kubuntu e OpenSuse mentre per chi utilizza Sidux, molto probabilmente si vedrà qualcosa verso settembre sempre che i pacchettizzatori non mi sorprendano con una release a tempo di record.

PS riguardo al flame: Per chi non lo sapesse quando nel titolo di un post scrivo “Flame” solitamente non rispondo ai commenti. Lo faccio perché un flame è un argomento fazioso (sia da parte mia che da parte di chi commenta) e quindi è solitamente inutile discutere e trasformare i commenti del blog in una bolgia. Tuttavia li leggo sempre tutti e ho notato che molti sono d’accordo con me e questo mi fa sentire meno solo. :D

 

Ok. Questo è un post inutile e probabilmente fazioso. Ma ho bisogno di un piccolo sfogo. In questi mesi giro pigramente per il web informandomi sui vari portatili perché ho intenzione, più prima che poi, di sostituire il laptop che oggi giace sepolto nella polvere.

Nel far questo mi sono fatto prendere dalla curiosità e dopo tanto tempo ho deciso di riguardare l’offerta della Apple. Questo perché, sebbene penso che tutti gli altri prodotti della Apple siano buoni solo per riempire le fondamenta delle case popolari, quando si parla di PC, alla fin fine si tratta di un opzione non troppo malvagia (tenendo presente che nel resto dei pc c’è Windows.. è come sparare ai pesci in un barile).

Tuttavia noto con disgusto che ancora non si è posto un limite alla pratica vergognosa del sovrapprezzo.

MacBook Pro:

Schermo 15”
Intel Core i5 da 2,4 GHz
4GB di memoria
disco rigido da 320 GB

Prezzo: 1749€

Dell Studio 15

Schermo da 15”
Intel Core i5 da 2,4 GHz
4GB d memoria
disco rigido da 320 GB

Prezzo: 739€

E le altre caratteristiche sono praticamente simili.

Ora non voglio sentire ragioni perché per me non esiste nessun motivo che possa valere un sovrapprezzo di 1010€. Perché è una cifra astronomica, è quasi lo stipendio medio di un operaio, e per chi conosce o ha conosciuto cosa significa non avere soldi, passare problemi finanziari e doversi appoggiare alla carità di amici e familiari si farebbe tagliare le mani piuttosto che scialacquare tanti soldi per uno status symbol.

È una cosa che il mio cervello rigetta, è un lusso che non posso concedermi nemmeno nei miei sogni più lubrichi. Se invece voi ve lo potete permettere vi invito a ripensarci. Quei 1010 euro che avete risparmiato, se proprio ci tenete a spenderli, dateli in beneficenza, finanziate progetti open, comprate un computer a chi non se lo può permettere o qualunque altra cosa.

C’è tanta gente al mondo che ha molto più bisogno di soldi di Steve.

 

Ho letto oggi con un po’ di rammarico che Google ha deciso di abbandonare progressivamente Wave a partire dalla  fine del 2010. Dico con rammarico perché appartenevo alla cerchia di quelli che utilizzava Wave piuttosto spesso. Tuttavia non ne faccio un  dramma, non è una perdita atroce, specialmente perché è la stessa Google ad aver attentato al progetto.

Dico così perché in realtà Wave è già risorto, ancor prima di morire, con le sue ceneri sparse fra tutti i servizi web di Google: Google Docs e Calendar hanno aggiunto la collaborazione real time per la stesura di documenti e appuntamenti (vera punta di diamante di Wave), GTalk e GMail sono sempre più avanzati, integrati  e estremamente comodi e sufficienti per l’uso che se ne fa e presto Google.Me prenderà il resto delle cianfrusaglie rimanenti di Wave (e quindi chissà che fine farà).

Che Wave sarebbe morto era quindi prevedibile, bastava vedere che invece di integrare le altre apps in Wave si integravano pezzi di Wave nelle altre apps. A questo punto a chi serviva un pesante e macchinoso doppione?

Quello che non capisco è l’ostinazione da parte di G di voler occupare spazi di mercato già occupati da altri. In campo social, purtroppo, c’è una regola molto ferrea: chi primo arriva meglio alloggia. Prendiamo Buzz. Buzz è tecnicamente e potenzialmente superiore a Twitter, eppure non credo abbia intaccato minimamente le quote di mercato di quest’ultimo. Il motivo è semplice e vale per i social network come per i protocolli IM: la gente va dove c’è più gente, un social senza persone è inutile. Ma questo meccanismo si auto alimenta. Nessuno “cambia partito” per primo perché spostarsi per primo significa andare in un posto e non trovarci nessuno (e quindi tornare indietro) con il risultato che le nuove piattaforme stentano a decollare.

Bisogna veramente offrire qualcosa di eccezionale per spingere la gente al passaggio.

Quindi ora non ci resta che aspettare per vedere i nuovi piani di g che ha il merito quantomeno di provarci. In attesa di vedere che fine farà Chrome OS.

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